“La storia della legislazione
italiana sulla tutela delle
antichità ha sempre fatto
salve le prerogative della
proprietà privata”

Archeologia

Neppure nei periodi storici più bui del nostro Paese qualcuno ha negato la legittima esistenza di un collezionismo archeologico privato.
La storia della legislazione italiana sulla tutela delle antichità, preunitaria e post-unitaria, ha sempre fatto salve le prerogative della proprietà privata estesa anche al possesso di beni archeologici od antichi.
I provvedimenti legislativi che si sono succeduti nel tempo hanno variamente regolato sia l’esportazione dei beni antichi dai luoghi della loro origine o del loro ritrovamento, sia gli scavi di ricerca. Ma il nostro Paese era già stato oramai ampiamente saccheggiato, e non solo da decenni, ma da secoli.

Ho recentemente visitato il ciclo della Muse sedute di Villa Adriana, importanti nel mondo antico perché rappresentavano l’ideale supremo dell’Arte; bellissime sculture di marmo pario, probabili copie romane di originali greci del II sec. A.C. Ma non sono andato a Tivoli.
Ho dovuto prendere l’aereo per recarmi al Museo del Prado di Madrid per vedere questo ciclo di statue scoperte a Villa Adriana nei primissimi anni del 1500.

Oggi è un’esperienza comune andare all’estero nei grandi musei per visitare le numerosissime sale dedicate all’archeologia italiana.

Milioni, milioni e milioni di reperti archeologici sono sparsi per il mondo tra raccolte anonime, collezioni private, collezioni pubbliche. Con frequenza riemergono nei passaggi generazionali, nelle divisioni di eredità, nella spoliazione cinica e disinteressata di case, nello smembramento di collezioni note e non note.
Anche in Italia, occorre ribadirlo senza ipocrisia, vi sono da secoli e da decenni nelle case abitate dalle persone tra loro più diverse per storia, per censo, per cultura, per luogo, oggetti antichi da tempo immemorabile nel possesso degli avi che sono stati trasmessi, quando non distrutti, agli eredi come si è fatto per mobili, per tessuti, per servizi da casa, per beni materiali. In alcuni casi vere e proprie collezioni archeologiche.

La riserva di scavo e ricerca prevista per legge a favore dello Stato ha impedito, o almeno notevolmente ridotto, l’attività di scavi clandestini. E questo è un bene. Eppure l’Amministrazione dei beni culturali, taluni Pubblici Ministeri, le Forze di Polizia faticano a riconoscere questa immane presenza di beni archeologici legittimamente detenuti da privati all’estero o nel nostro Paese. E pur andando contro l’evidenza della storia considerano il possesso privato di beni antichi un reato od oggetto di confisca. Sarà interessante in questa sezione del sito raccontare una versione diversa - rispetto a quella lanciata, all’inizio di operazioni giudiziarie, dai comunicati stampa di Forze di Polizia o delle Procure – fondata sulle sentenze definitive, sui provvedimenti giudiziari, sulla dottrina di accademici giuristi, sulla comparazione con legislazioni straniere, sui fatti. Esiste un diritto al collezionismo archeologico privato: questo è il punto di partenza.
DAL BLOG
Aggiorno regolarmente questa sezione insieme al mio staff, con articoli e approfondimenti analitici. Archeologia, 
paleontologia, numismatica, ma anche paleoantropologia, archivistica , documenti antichi e storia del collezionismo: 
sono questi gli argomenti trattati. Sempre dal punto di vista del diritto, ovviamente.
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Giovedì 4 Luglio 2019. Ore 14.00 - 17.00. Aula Magna - Palazzo di Giustizia. Corso Vittorio Emanuele II, n. 130
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